Materia plastica ecologica

Materia plastica ecologica. Ti riporta a tempi antichi, quando gli interi arti erano strumenti, quando i polpastrelli non conoscevano schermi, quando si sporcavano, sentivano.
Una mamma che sorride, le tarantelle di sottofondo. L’acqua ti cola sulle dita, torni in un mondo duttile, da modellare assieme.
Un tempo il cibo era sacro, le stampanti 3D erano menti, mani e piedi. Il ritmo, la pazienza, i consigli di un Maestro, l’attesa di cottura, la magia finale. L’utilità, l’essenzialità, nessun fronzolo. Poche cose ma buone, la perfezione nell’imperfezione. Se qualcosa si rompeva si riciclava subito.
E poi il gioco, l’estro, il “pongo”. Creare un mostro da attaccare sull’uscio per scacciare tutti i mali. Riti ancestrali, primitivi antivirus, ansiolitici.
Serve per conservare, raccogliere, per non sprecare. Per portare un fiore in tavola, per tenere fresco il vino. Il valore risiede nella semplicità e nell’umiltà. Nei fagioli appena raccolti cotti alla pignata, negli occhi di chi brinda, nel sorriso di chi ha raccolto le margherite.
Nel pomeriggio del 14 luglio 2019, all’interno della cornice del “Festival delle erranze e della filoxenia” giunto alla seconda tappa di Lamezia Terme, si è svolto il laboratorio di argilla organizzato dal “Progetto Gedeone”, progetto prevalentemente impegnato nel superamento dello stigma sulla salute mentale nella nostra società. L’idea è che “mediante l’utilizzo di beni comuni e ambientali si possa fare riabilitazione e favorire l’inserimento sociale”, che questi possano essere un validissimo strumento per favorire spontaneamente l’incontro, lo scambio, la condivisione, la convivenza, la crescita, la rinascita.
Si ha voglia di ripetere periodicamente queste attività affinché possano anche divenire attrattiva turistica, accoglienza costante per il passante. Le difficoltà non mancano, a volte mancano gli stessi spazi, spesso sono negati. Si fa fatica ad organizzare, ci si scoraggia, si elaborano alternative. Si è costretti a diventare stranieri, a veder negata l’ospitalità in beni che sono tuoi. Tutte le leggi e le ragioni di questo mondo, ma qualcuno morirà senza mai poter ripercorrere la propria storia, senza ammirare la “Piana” dal castello.
Eppure c’è un piccolo esercito cocciuto che continua a camminare. Percorre sentieri impervi ma bellissimi. Fa poco rumore ma chi riesce a udirlo si sente scaldare il cuore.
Per la salute mentale di tutti dobbiamo tornare a sporcarci le mani. Essere un po’ folli, come erano gli artisti, per rimanere sani.
Due partecipanti al laboratorio citavano Sanmartino, Munch e Caravaggio; condividevano emozioni di viaggi. Conversazioni improbabili se non si creano contesti simili. Un bimbo vedeva un vulcano girare sul tornio, l’artista Cimorelli era attorniato da curiosi che attendevano il risultato della sua abilità. In fondo già ritrovarsi è terapia.
Roberta, volontaria Progetto Gedeone

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